Sergio Pellissier, un nome, una garanzia. Più di cento gol in A ed una fedeltà totale al Chievo Verona, tanto alta da passare in poche ore da bomber consumato a dirigente, ruolo di responsabilità che esalta la voglia di sfida dell'attaccante valdaostano. Abbiamo ripercorso il passato e parlato di futuro insieme a lui, cominciando dal periodo particolare che l'intero paese ha vissuto: "Sono stato a casa come tutti, rispettando le regole e cercando di passare il tempo facendo le cose che si possono fare a casa, attendendo sempre le buone notizie. Penso che negli ultimi 25 anni non sono mai stato così tanto a casa e ho recuperato in questo periodo".

Il campionato riprende.

"La situazione è stata incerta per lungo tempo. E' giusto che il calcio riprenda, ma così come devono riprendere, e per fortuna stanno riprendendo, tutte le attività per evitare fallimenti di società e imprese varie. Abbiamo bisogno di un ritorno alla normalità, anche se qualche preoccupazione di base può restare, ma la vita ci ha sempre insegnato che non ci si può mai fermare del tutto. C'è bisogno di ripartire per minimizzare il numero di persone che non riusciranno a ricominciare le proprie attività".

Il Chievo si farà trovare pronto per giocarsi la promozione?

"Stiamo lavorando per esserlo, anche se ricominciare dopo due mesi di stop non è semplice. Ora cerchiamo di capire tutto quello che servirà per ripartire, soprattutto su alcune limitazioni che reputo quasi inutili, come quella di andare in trasferta con due pullman, visto che il gruppo-squadra è sottoposto a test prima di ricominciare, e in teoria la squadra sarà sempre sotto controllo. Non nascondo che per le società di Serie B, e soprattutto Serie C, sarà sicuramente più difficile, a livello di budget, rispettare a pieno queste linee guida".

Chi salirà in A oltre al Benevento?

"Sarà una lotta ampia, visto che sono tante squadre in pochi punti. In generale nel calcio può succedere di tutto, e i playoff possono essere agguantati da tantissime squadre, anche quelle che al momento sono insospettabili".

Che tipo di campionato sarà dopo la ripresa?

"Sarà in ogni caso un campionato falsato da questo lungo stop, anche in Serie A. Ci sarà praticamente un mini campionato compresso da affrontare, in cui i calciatori saranno messi parecchio sotto pressione, soprattutto a livello fisico".

Come è stato il passaggio dal campo alla scrivania?

"Mi piace il nuovo ruolo, soprattutto perché ha tante responsabilità, che a me sono sempre piaciute e hanno sempre stimolato. Mi piace questa nuova veste, anche se sono agli inizi e devo ancora imparare bene a farlo".

Chi ti ha lasciato i maggiori insegnamenti in carriera?

"Difficile da dire, ma ammetto che da quando ho iniziato ho sempre ascoltato tutti e appreso qualcosa da ognuno. Ai tempi in cui ero giovane, i compagni esperti erano più severi e ti sgridavano di più, e mi hanno insegnato tanto a crescere. Non c'è un nome in particolare, ma posso dire con orgoglio che ho avuto tanti maestri di calcio e anche di vita. Diciamo che poi sono stato agevolato dall'essere in una squadra come il Chievo che ha la mia stessa mentalità".

Parlando di ex allenatori, c'è Di Carlo vicino alla promozione in B con il Vicenza.

"Mi son trovato benissimo con Mimmo perché si è sempre fidato ciecamente di me e mi faceva giocare a prescindere. Avere persone che credono in me mi ha sempre fatto dare il massimo, anche nelle difficoltà, nelle problematiche, nel dolore, perché avevi qualcuno a cui dovevi qualcosa. Avere allenatori e persone così intorno è stato uno dei segreti della mia forza".

Pioli meriterebbe di essere confermato dal Milan?

"Non posso entrare nel merito delle scelte di altre società, ma posso dire che Pioli a me piace molto, prima di tutto perché è una persona eccezionale, prima ancora di essere un buon mister. Mi sento ancora con lui e ci parlo volentieri: ha il pregio di dire quello che pensa in faccia, di saper ascoltare le esigenze del calciatore singolo, senza fare i capi e basta. Lui sa ascoltare e poi decide perché è lui il mister, ma non lo fa mai senza confrontarsi con gli altri".

Dispiace che Maran sia stato esonerato a Cagliari?

"Questo fa parte del ruolo dell'allenatore: contano solo i risultati alla fine. Lui è un allenatore molto attento ai particolari ed estremamente preparato. Va detto che le sue squadre partono sempre fortissimo e poi hanno un lieve calo, che è anche fisiologico. A Cagliari è stato anche sfortunato nel perdere partite in maniera sfortunata, che hanno cambiato il destino della sua avventura lì".

Hai mai giocato al fantacalcio?

"Uno dei primi anni di carriera ci avevo provato. Ricordo che avevamo fatto una squadra in società con Tiribocchi, e a essere onesto ricordo che avevo solo iniziato, lasciando poco dopo l'inizio del campionato perché non ero molto portato a fare l'allenatore e raramente mi ricordavo di fare la formazione, e alla fine ho lasciato concludere a lui il campionato".

Hai mai ricevuto messaggi a sfondo fantacalcistico durante la carriera?

"Devo dire che soprattutto dopo: a fine carriera mi è capitato più volte di incontrare qualche tifoso, anche di altre squadre, che mi ringraziava per i gol che avevo fatto al fantacalcio, o che mi diceva di avermi avuto per una vita, perché so bene che costavo poco e comunque i miei gol li facevo, quindi ero molto conveniente al fantacalcio. E' sempre bello evocare questi ricordi positivi".

Penso che tu sia stato uno dei principali affari low cost al fantacalcio, tant'è che alla fine hai segnato più di 100 gol in Serie A.

"E' stata un'emozione enorme, perché arrivarci non è da tutti. E io ci sono arrivato giocando sempre per una società che a volte è stata anche un po' bistrattata perché non blasonata, e che ha quasi sempre giocato per la salvezza. Fare gol in Serie A è sempre difficile, e farlo con la maglia di una squadra come il Chievo per me ha ancora più valore. Sono molto contento di quello che ho fatto e posso considerarmi uno dei pochi fortunati ad aver superato questa quota".

Come episodio singolo, in tanti, fantacalcisticamente parlando, ti ricordano per la tripletta a Buffon in Juventus-Chievo 3-3.

"Quella è stata un'emozione enorme, prima di tutto perché anni prima non mi avevano convalidato un gol nettissimo contro la Juve qualche anno prima (Chievo-Juventus 0-1 stagione 2004/2005), cosa che mi aveva fatto rosicare tantissimo, lo ammetto. Poi non avevo ancora mai segnato alla Juventus e mi mancava all'appello come big da trafiggere. Appena fatto il primo, mi son detto che finalmente ci ero riuscito, poi è arrivato il secondo e il terzo a un minuto dalla fine per il 3-3 finale, e allora ho pensato che mi era stato restituito quel torto con gli interessi (ride, ndr)".

Se dovessi scegliere un giocatore per reparto di questa Serie A, su chi punteresti?

"So che al fantacalcio è importante il budget, ma se ho libertà ovvio che in attacco dico subito Cristiano Ronaldo, anche se so che è scontato. In difesa mi piace tanto Chiellini, che ti garantisce sempre la sufficienza piena oltre a fare anche qualche gol. A centrocampo quest'anno avrei preso Nainggolan, perché il gol sa come si fa e, giocando nel Cagliari, ha il posto assicurato, oltre a fare la differenza. Infine, come portiere, opterei sempre per uno di una grande squadra: chiaramente Szczesny è una garanzia, anche se mi piace molto Handanovic, e alla fine prenderei lui".

Nel Chievo c'è qualche giovane pronto già per la A?

"Secondo me sì, ma non voglio fare i nomi per non bruciarli. In linea di massima poi non è detto che uno che fa bene in B, poi può farlo anche in A. Spesso i giocatori hanno categorie in cui rendono meglio".

Vignato, già ceduto al Bologna, è uno di questi?

"Sì, lui non è più nostro. E' un grande talento, che deve crescere ancora tanto e ha ampi margini di miglioramento. Per le qualità innate che ha, diciamo che potrebbe e dovrebbe essere più incisivo. Penso che debba trovare un allenatore che gli fa capire cosa deve mettere in più in campo per diventare davvero un campione. Detto questo, lui è già un grandissimo giocatore".

L'auspicio di Pellissier per il futuro?

"E' quello di dare sempre il mio meglio per migliorarmi. Ho tanti esempi importanti, su tutti Sartori, con cui sono cresciuto e a cui sono molto legato. Mi piacerebbe riuscire a fare la sua carriera anche se so che non sarà semplice".